Il diavolo veste il sari

Sari

Chi può programmare l’applicazione?
Di specialisti iPhone in Italia immagino ne esistano a bizzeffe.

Ok, magari non a bizzeffe ma comunque abbastanza; ma come trovarli, come sceglierli e come garantirsi il rispetto delle specifiche, dei costi e dei tempi? L’unico che conosco (digitalmente) è il blogger di iPhone and go, ma per il mio inizio è decisamente fuori quota.
Non credo questa ricerca sia un problema insormontabile, ma mi sentirei più a mio agio se potessi avere una bella lista di nomi, con accanto il loro portfolio e magari i feedback dei vecchi committenti. Di sicuro sarebbe più semplice che vagare su Google cercando “iPhone”+”sviluppatore”+”onesto”.

Improvvisamente mi viene in mente che su Founders at work un tizio, parlando di come sarebbe collassato senza outsourcing, citava un sito dove aveva trovato di tutto, da chi gli teneva la contabilità a chi gli scriveva i comunicati stampa. Riprendo il libro e dopo un pò recupero il tizio (Bob Davis) e il sito: elance.com.

Un’illuminazione.
Milioni di sviluppatori a disposizione di chiunque voglia offrire loro un lavoro, con i loro progetti precedenti in bella vista, valutati da un sistema di feedback stile eBay. Sistema oltretutto praticamente infrodabile, perchè documenta perfino quanto sono stati pagati dato che Elance fa anche da garante nelle transazioni. E dando un occhiata alle categorie scopro che veramente potrei commissionare dai discorsi politici (!) ai doppiaggi, tale è la varietà di professioni rappresentate.

L’entusiasmo però prontamente viene annacquato dal senso di colpa.
Come non notare che nell’ambito dello sviluppo software le ditte sono quasi tutte indiane e pachistane? E che le tariffe oscillano intorno ai 12$ l’ora (9 euro) quando in Europa occidentale uno sviluppatore iPhone parte da 60 euro?
E tanto per infierire vedo dai portfolio non solo che sono molto bravi, ma che sono dietro anche a molte applicazioni sofisticate ufficialmente sviluppate da altri (occidentali).

Un dramma, mi vedo già su Report con la Gabanelli che mi infama associandomi a Prada che coi cinesi distrugge le famiglie degli artigiani italiani.

Il punto è che non ho grosse alternative. Per cominciare gli sviluppatori italiani non so neanche dove cercarli. Poi io lavoro in tutt’altro ambiente, non riuscirei neanche a muovermi tramite amici che me ne presentino e me ne possano garantire l’affidabilità.
In più lo sviluppo se va bene sarà da un centinaio di ore, e il mio tetto è ben al di sotto di 6000 euro (anche di 3000 se è per quello). Quindi o così o niente.

Diciamo che intanto rompo il ghiaccio e mi faccio un’idea, e chissà che questo progetto non mi porti in contatto con l’ambiente nostrano, magari per il prossimo.
Una cosa è certa, rinviare o mollare ora non è neanche ipotizzabile.

Quindi vada per l’India.







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